Mercoledì 08 Settembre 2010

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Storia

Foresto Sparso deve il suo nome all'esistenza, in passato, di un grande bosco o di una foresta. Angelo Mazzi, uno dei più noti studiosi della storia bergamasca antica, fa riferimento ad un documento del 1153, nel quale si dice appunto "busco qui nominatur Forestum". L'origine della seconda parte del nome è altrettanto evidente: il comune è infatti composto da vari nuclei abitati, sparsi nella conca; si tratta di sei frazioni Chiesa, Gafforelli, Vallunga, San Michele, Tremellini, Franzi nella prima delle quali, che è la principale, sono concentrati il Municipio, e la parrocchiale.
Per quanto situato in posizione, appartata, il borgo (le cui origini sono ignote), con altri paesi della Val Capello, si trovò esposto alle conseguenze delle sanguinose faide tra guelfi e ghibellini. Un anno terribile fu sicuramente il 1380, quando bande rivali percorsero il territorio bergamasco compiendo ovunque stragi e distruzioni. Vani i tentativi di tregua dei Visconti, le cui minacce non bastarono a tener quiete le parti avversarie. Un'incursione dei ghibellini nella Valle Cavallina e nella Val Calepio lasciò dietro di sé seicento guelfi massacrati e decine e decine di case saccheggiate ed incendiate.

Questa immagine rappresenta il panorama di Foresto Sparso


Foresto Sparso fu tra i paesi assaliti, ma le cronache del tempo non abbondano in particolari su quanto vi avvenne in quei giorni.
Negli anni successivi, gli abitanti ricostruirono le loro modeste dimore, continuando a coltivare i campi e a pascolare il bestiame. Ma la pace non fu duratura, perché alle lotte tra guelfi e ghibellini si sostituirono gli scontri in campo aperto tra l'esercito di Venezia e quello di Milano. Il celebre Niccolò Piccinino, al soldo dei milanesi, nel 1428 pose l'assedio al castello di Calepio che riuscì ad espugnare. Anche in questa occasione colonne di mercenari saccheggiarono la campagna circostante e devastarono i paesi, come si deduce dalle numerose esenzioni e indennità che Venezia concesse a tutte le località della zona, tra le quali figurava anche Foresto Sparso. Neppure gli anni seguenti furono tranquilli per il paese, che beneficiò nel 1433 di altre esenzioni rinnovate da Venezia, mentre veniva firmata la pace di Ferrara. Stabilizzatisi finalmente i confini e cessati gli scontri, per Foresto Sparso si profilava la possibilità di poter vivere in pace.
Nel frattempo il paese, come tutti quelli della vallata, entrava a far parte del feudo concesso da Venezia alla famiglia Calepio, per la fedeltà dimostrata durante la guerra con Milano e per risarcirla dei danni subiti.

STEMMA
 Stemma del Comune di Foresto Sparso                              
Stemma: d'azzurro, al pino d'Italia, di verde, fustato al naturale, sormontato da tre stelle di sei raggi, male ordinate, di argento, nodrito sul monte di tre colli all'italiana, fondato in punta, di argento. Ornamenti esteriori da Comune.


CENNI ARTISTICI

La prima chiesa del paese, costruita nel 1337, raccoglieva gli abitanti degli sparsi casolari, soggetti alle parrocchie di Villongo e di Berzo San Fermo. Venne eretta in parrocchiale nel 1505 e totalmente rifatta tra il 1665 e il 1682. I lavori di restauro compiuti tra il 1977 e il 1978 hanno portato alla luce alcune tracce del primitivo edificio, tra cui portali in pietra arenaria e affreschi del primo ' 500. In contrasto con la facciata molto austera, l'interno è ricchissimo, soprattutto per la presenza di opere di Grazioso Fantoni e del celebre figlio Andrea. Del primo è l'ancona dell'altare di S. Antonio, in legno policromo e dorato, con colonne tortili e statue.
Di Andrea Fantoni sono invece lo splendido pulpito, i paliotti dell'altar maggiore, di quello del Rosario e di quello del Corpus Domini, la monumentale tribuna dell'altar maggiore, l'ancora del Rosario, con intagli dorati e sculture policrome, gli stalli del coro e il banco dei parati (ornati da cariatidi), due confessionali e la cassa dell'organo. Tutte queste opere furono portate a termine tra il 1689 e il 1721. Nello stesso periodo Agostino Litterini eseguiva le pale della Madonna del Rosario e del Martirio dei Santi Fermo e Rustico; di Bartolomeo Litterini sono invece la Predicazione e il Martirio di San Marco, nel presbiterio.
Anche tra gli arredi sacri vi sono oggetti di particolare prestigio, come un calice d'argento, del 600, finemente inciso, un altro calice del 1762, paramenti con ricami in filo d'oro e di seta, del '700, candelieri torniti in bronzo, del '500, e in rame sbalzato e argentato del '600.
Altre chiese sorte sul territorio, in corrispondenza delle più antiche borgate, sono quelle di S. Michele, di S. Giuseppe, di S. Maria nei Gafforelli. Vi sono anche dei piccoli oratori, come quello dedicato a Sant'Eurosia, al Dosso dell'Era, e quello di San Carlo a Ca' Bersetti.
Il santuario di S. Giovani delle Formiche, un tempo ospizio dei Serviti, appartiene alla parrocchia di Foresto Sparso.

ECONOMIA

Foresto Sparso per secoli non conobbe altra attività all'infuori dell'agricoltura, in passato era noto per la frutta, che vi veniva prodotta in abbondanza. Le pere, poste a seccare nei forni, erano la specialità che trovava acquirenti anche fuori della provincia.
Anche la pietra cote (altrimenti nota come "pietra molera") utilizzata nella zona fin dal Medioevo, contribuì in passato a dare fama al paese, che ne esportava di ottima qualità anche all'estero.
La scarsità delle risorse locali ha fatto si che per decenni l'emigrazione abbia costituito l'unica opportunità di lavoro per buona parte della popolazione.
Ancora nel 1968, su 2300 abitanti, gli emigrati erano circa 200 e quasi tutti diretti verso la Svizzera.
Oggi l'aspetto del paese (con numerose nuove costruzioni) e le sue principali attività sono mutati. Valorizzata è la produzione vinicola, soprattutto quella del Pinot Grigio e del Valcalepio D.O.C. bianco e rosso.
Soprattutto per opera dei nostri emigrati che in Svizzera avevano imparato a coltivare fiori in serre, nacque, anche da noi verso il 1950 la coltivazione dei fiori nelle frazioni di San Giuseppe e Mearolo.
Si coltivano vari tipi di fiori: in serra o all'aperto. Principalmente crisantemi, stelle di natale, gerani, gladioli e molte piante ornamentali. Sul territorio si trovano anche insediamenti vivaistici e coltivazioni per piccoli frutti e ortaggi.
Proprio per il fatto che sulle colline di Foresto Sparso vi sono sempre stati vigneti di ottima qualità, che producevano vini rinomati e ricercati perché saporiti e di ottima gradazione oltre alla produzione dei fiori in serra o all'aperto, nel 1976 è iniziata la "Festa dell'Uva e dei Fiori", un appuntamento che con la terza domenica di settembre ritorna ogni anno.
L'allevamento presente è principalmente bovino per la produzione del latte e la trasformazione in formaggi. Presente è pure l'attività di ingrasso dei vitelli.
Nella zona operano diverse aziende, tra le quali laboratori di confezioni, minuterie metalliche, carpenterie, bottonifici, filature e roccature, falegnamerie, e laboratori per lavorati in alluminio, officine per stampi, artigiani nella produzione di articoli in gomma, lavorazioni e cernite dei manufatti in gomma.
Esistono alcune fabbriche di liquori, mentre la tradizione delle pietre coti viene continuata dagli artigiani come pure le lavorazioni delle pietre per l'arredo dei giardini e delle abitazioni.